Home

Le opere di Isabella Collodi si muovono in un territorio sospeso tra immaginazione, simbolo e narrazione visiva. I suoi lavori, ricchi di dettagli minuziosi e di una forte componente onirica, costruiscono universi in cui figure umane, animali e forme naturali convivono in equilibrio poetico. Tartarughe, elefanti, conchiglie, civette e chiocciole diventano presenze ricorrenti, ciascuna portatrice di un proprio tempo e di un proprio significato, come se appartenessero a un personale bestiario mitologico.

Le composizioni spesso si sviluppano in strutture circolari o spiraliformi che ricordano rosoni, mappe celesti o giardini simbolici, invitando lo sguardo a muoversi lentamente tra centro e periferia dell’immagine. In questi spazi visivi, ricchi di ornamenti e segni sinuosi, l’osservatore è chiamato a perdersi e a ritrovarsi, costruendo interpretazioni sempre nuove.

L’universo figurativo di Collodi è un mondo in miniatura fatto di sogni, enigmi scomparsi a metà e atmosfere sospese, dove il fantastico non è evasione ma strumento di riflessione interiore. Le sue opere trasmettono una dimensione di lentezza e contemplazione, contrapponendosi al ritmo frenetico del presente. Attraverso tecniche che richiedono tempo, precisione e dedizione, l’artista crea immagini che invitano a soffermarsi, osservare e lasciarsi coinvolgere in un dialogo silenzioso ma intenso.

Nel corso degli anni Isabella Collodi ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, portando il suo linguaggio visivo in diversi contesti culturali e consolidando una ricerca artistica coerente e riconoscibile.

Chi sono

Isabella Collodi nasce a Roma il 19 ottobre 1957, città in cui vive e lavora tuttora. Dopo gli studi classici consegue la laurea in Psicologia nel 1982, percorso che influenzerà profondamente la sensibilità e la dimensione introspettiva della sua ricerca artistica.

Fin dall’infanzia coltiva il disegno e la pittura, ma è nel 1980 che intraprende in modo sistematico lo studio dell’incisione su rame, dedicandosi prevalentemente all’acquaforte, tecnica che diventerà il fulcro della sua espressione creativa.

Espone per la prima volta nel 1988 nell’ambito di una rassegna di giovani artisti organizzata dal Comune di Roma. Nel 1994 riceve il Premio per l’Incisione alla Biennale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto, riconoscimento che segna un momento significativo nel suo percorso artistico.

Il suo lavoro è stato oggetto di attenzione e approfondimento da parte di numerosi storici e critici d’arte, tra cui F. Di Castro, L. Trucchi, G. Giuffrè, A. Gerbino, Erika Langmuir e Måns Holts-Ekström.

La sua produzione si distingue per una costante ricerca formale e per un linguaggio visivo raffinato, in equilibrio tra tecnica incisoria e sensibilità pittorica.